La rotatoria fuori Porta Sant’Anna è ufficialmente intitolata alle Sigaraie, filandine e lavoratrici lucchesi

Dettagli della notizia

Stamani è stata scoperta la targa alla presenza anche di alcuni parenti delle lavoratrici della Manifattura Tabacchi

Data della notizia:

18 marzo 2025

Data scadenza:

18 marzo 2025

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Tipo notizia

comunicato stampa

Descrizione

Cerimonia ufficiale questa mattina (15 marzo) per l’intitolazione della rotatoria fuori Porta Sant’Anna alle “Sigaraie, filandine e lavoratrici lucchesi”.

Nel mese in cui si celebra la Giornata internazionale della donna, il sindaco Mario Pardini e l’assessore alla toponomastica Moreno Bruni, alla presenza di altri rappresentanti della giunta e del consiglio comunale, della commissione toponomastica, oltre che di autorità, cittadini e cittadine, hanno scoperto la targa fuori Porta Sant’Anna. Al momento di festa hanno preso parte anche un gruppo di parenti delle sigaraie della Manifattura Tabacchi.

Questa intitolazione, che come le altre è stata stabilita in seno alla commissione toponomastica, è la risposta a una mozione presentata in consiglio comunale sulla base della richiesta della professoressa Simonetta Simonetti della Società Italiana delle Storiche, figlia lei stessa di una sigaraia.

L’intitolazione della rotatoria di Porta Sant’Anna si colloca proprio sull’asse viario di penetrazione nel centro storico che porta alla ex Manifattura, dove tra gli anni Venti e Trenta del 1900 lavoravano circa 3000 persone, la maggioranza delle quali donne. Ad esse infatti veniva assegnato il compito centrale, quello della lavorazione del sigaro, perché le loro mani, più piccole e agili di quelle maschili, ben si adattavano all’opera e il lavoro all’interno di questa grande fabbrica cittadina divenne per tutte loro motivo di emancipazione, generando una sorta di rivoluzione di ruoli all’interno delle famiglie di appartenenza. Per questo l’intitolazione alle sigaraie è sembrata ideale per rendere omaggio a queste donne e a tutte le altre lavoratrici, come le filandine, le donne della Cucirini Cantoni, le operaie dello iutificio e del cotonificio, e di tutte coloro che hanno prestato la propria opera a bottega e nei mercati e che rappresentano fondamentali esperienze storiche di emancipazione femminile attraverso il lavoro.

Come infatti ha scritto la stessa professoressa Simonetti: “l’enorme fabbrica dell’ex Manifattura, che si trova nella lunga via che porta all’uscita della città è un cumulo enorme di storia e di memoria collettiva, autobiografica. Migliaia e migliaia di donne, per decenni e decenni, vi entravano trafelate al suono della sirena “la boccalona”, ingoiate in pochi attimi. Una volta entrate cominciarono, con sacrificio, con disperazione e con coraggio a sentirsi a casa, maturarono rapporti, condivisero storie di vita e consapevolezza di appartenere a una categoria sociale indispensabile alla fabbrica e alle loro famiglie”.

A cura di

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Ultimo aggiornamento: 18/03/2025, 17:50

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